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Recensione Sonos Arc Ultra: il top di gamma Atmos da battere

Il nuovo vertice della gamma soundbar Sonos punta tutto su bassi profondi e Dolby Atmos convincente in una sola barra, con un'unica porta HDMI che sembra una rinuncia ma ha una sua logica.

· Recensione
Recensione Sonos Arc Ultra: il top di gamma Atmos da battere
Crediti immagine: © Sonos
Il verdetto
4,5/5 Ottimo

Una delle soundbar tutto in uno più convincenti della sua fascia per resa sonora e costruzione, a patto di avere una TV con eARC e porte a sufficienza.

Pro

  • + Bassi profondi senza subwoofer
  • + Dialoghi nitidi e centrati
  • + Dolby Atmos tra i migliori della fascia
  • + Costruzione e finitura di alto livello
  • + TV Swap fluido con le cuffie Ace

Contro

  • Una sola porta HDMI, nessun ingresso
  • Nessun supporto DTS:X
  • Controlli posteriori poco comodi
  • Nessuna porta ottica integrata
Prezzo di listinoListino 1099 €
Vedi su Amazon

Sonos rinnova il vertice della propria gamma soundbar a quattro anni dalla prima Arc, e lo fa con un nuovo driver per i bassi, una configurazione a 9.1.4 canali e il primo Bluetooth integrato mai visto su una soundbar del marchio. Arc Ultra è la scelta per chi vuole il massimo dell’esperienza Dolby Atmos da una sola barra, senza gestire satelliti posteriori o subwoofer separati, in un salotto medio o grande davanti a una TV da 55 pollici in su. Il punto più delicato riguarda la connettività: una sola porta HDMI eARC e nessun ingresso, una scelta che pesa meno di quanto sembri.

Scheda tecnica

Tipo prodotto Soundbar
Configurazione canali 9.1.4
Dolby Atmos
DTS:X No
HDMI ARC
HDMI eARC
Ingresso ottico No
Bluetooth Sì (5.3)
Wi-Fi Sì (Wi-Fi 6)
Streaming integrato Spotify Connect, Tidal Connect, AirPlay 2
Compatibile multiroom
Ecosistema multiroom Sonos
Assistente vocale Sonos Voice Control, Alexa
App companion
Larghezza soundbar 1.178 mm
Peso soundbar 5,9 kg
Prezzo di listino 1.099 € — Controlla le offerte
Prezzo medio rilevato 912 €
Anno di uscita 2024

Descrizione generale

Arc Ultra sostituisce la prima Sonos Arc, restando sopra la Beam Gen 2 e la Ray nella gerarchia della gamma soundbar del marchio, mentre l’Arc originale è ormai in esaurimento e non conviene più: a 999 € sul sito ufficiale costa addirittura più dell’Arc Ultra quando questa è in promozione. Il salto principale rispetto al predecessore sta nel nuovo woofer Sound Motion, tecnologia sviluppata dalla startup olandese Mayht e acquisita da Sonos nel 2022, che promette bassi più profondi senza dover aggiungere un subwoofer esterno. La configurazione dichiarata sale a 9.1.4 canali, contro il 5.0.2 dell’Arc originale, ed è la prima soundbar Sonos con Bluetooth integrato, così da poter riprodurre audio anche da sorgenti che non passano per l’app o per AirPlay 2.

Il posizionamento resta quello del top di gamma: prezzo di listino sul sito Sonos a 1.099 euro, con una promozione ricorrente che lo porta spesso sotto i 900 euro, e un andamento simile su Amazon. Fa parte del sistema espandibile Sonos e si abbina al nuovo subwoofer Sub 4, lanciato lo stesso giorno, o ai modelli precedenti; come diffusori posteriori funziona con Era 100, Era 300, One, One SL, Five e Symfonisk Gen 2 di IKEA, mentre non è più compatibile con la vecchia serie Play, la prima lampada Symfonisk e il Connect:Amp. È disponibile nelle finiture nero e bianco opaco, entrambe pensate per integrarsi nell’ambiente più che farsi notare.

Design e costruzione

Le dimensioni sono 1.178 x 110,6 x 75 mm per 5,9 kg di peso: rispetto all’Arc originale la nuova soundbar è il 18% più compatta in volume, più bassa, ma anche più larga e circa 350 grammi più leggera. La costruzione, realizzata per quasi metà con plastica riciclata, segue un design a griglia continua, con solo il logo Sonos e una spia luminosa di stato sul fronte: la finitura risulta impeccabile, con uno standard che pochi rivali raggiungono a questo prezzo.

Soundbar Sonos Arc Ultra nera

I controlli touch capacitivi sono stati riprogettati su una mensola rialzata sul retro, con play/pausa e skip al centro, volume anche a slider sulla destra e l’attivazione del controllo vocale sulla sinistra. Meno riuscita la scelta di spostare il pulsante di abbinamento Bluetooth e l’interruttore fisico del microfono nel vano posteriore incassato, insieme a HDMI e alimentazione: una posizione scomoda da raggiungere, soprattutto per chi monta la soundbar a parete. Va inoltre tenuto conto che, come in molte soundbar di questo tipo, le prestazioni calano se la si colloca in una nicchia chiusa o con qualcosa sopra, perché la parte superiore della cassa partecipa alla diffusione del suono.

Suono

Il salto più netto rispetto all’Arc originale riguarda i bassi: il nuovo woofer Sound Motion porta una presenza di basso che una soundbar singola raramente offre, con tonalità e agilità superiori al predecessore, che a confronto diretto risulta più legnoso e monodimensionale. Il miglioramento è particolarmente evidente sulla musica; sui contenuti cinematografici già ricchi di bassi lo scarto percepito rispetto alla vecchia Arc si riduce, restando comunque solido. Aggiungendo il subwoofer Sub 4 il salto diventa fisico oltre che sonoro, con presenza e profondità aggiuntive ben controllate, senza sbuffi percepibili dal sub.

I dialoghi sono un altro punto di forza netto: il canale centrale posiziona la voce con precisione nel mix, restando intelligibile anche nelle scene più concitate, un miglioramento sostanziale rispetto al parlato più sottile e mal definito dell’Arc originale. Il basso resta contenuto, senza opprimere le frequenze medie, lasciando spazio ai dettagli più fini del parlato. La funzione Speech Enhancement basata su intelligenza artificiale, con quattro livelli regolabili, si rivela efficace quando serve davvero, per esempio su dialoghi meno curati nel missaggio originale, ma in molti casi il parlato di base è già abbastanza chiaro da non richiederla: il suo effetto si traduce soprattutto in una nitidezza maggiore del parlato nei passaggi in cui il missaggio originale lo richiede.

Sonos Arc Ultra regolata via app

Il Dolby Atmos è il tratto più riuscito in assoluto: la sensazione di altezza è convincente, con voci ed effetti che sembrano provenire dall’alto e si posizionano con precisione in punti specifici della stanza, oltre i bordi del televisore. I driver laterali, pensati per rimbalzare il suono sulle pareti della stanza e allargare la scena, funzionano bene anche senza satelliti posteriori fisici, restituendo una scena ampia con oggetti sonori che si muovono in modo credibile attorno all’ascoltatore. Resta, come per ogni barra che lavora da sola, il limite fisico di non poter davvero simulare altoparlanti a soffitto, ma nella categoria delle barre singole l’Arc Ultra è tra le migliori sul fronte spaziale.

Sul fronte musicale la resa risulta particolarmente musicale, con precisione, apertura e agilità ritmica superiori al predecessore anche sui contenuti stereo standard; i medi restano ben distinti anche quando il Sound Motion lavora a pieno regime sui bassi. Un’eccezione riguarda in particolare lo streaming di musica in Dolby Atmos: chi ascolta contenuti musicali multicanale può trovare la scena, di norma così precisa nel posizionamento, un po’ più diffusa e sfumata ai bordi, pur con il medio ancora ben proiettato. Il volume massimo raggiungibile è alto con compressione minima, e il carattere sonoro resta coerente anche a grandi variazioni di intensità.

Caratteristiche speciali

Trueplay, la calibrazione acustica della stanza tramite i microfoni, arriva per la prima volta anche su Android con questa soundbar, sotto forma di due modalità: Quick, l’unica disponibile su Android, che usa i soli microfoni della soundbar per una misurazione singola di circa dieci secondi, e Advanced, il metodo classico con il telefono spostato per la stanza, riservato a iOS. Quando eseguita, la calibrazione porta un salto di coerenza e definizione che ripaga ampiamente il tempo dedicato. L’efficacia della modalità rapida per Android varia però più con l’ambiente di ascolto in cui viene eseguita che con un giudizio di principio sulla tecnologia: in alcune stanze basta già a colmare gran parte del divario con la modalità Advanced su iOS, in altre lascia il basso sottostimato finché non si interviene manualmente sull’equalizzazione dall’app. La versione per iPhone, che misura la stanza spostando il telefono, resta comunque quella più accurata delle due, anche se la differenza pratica con la modalità rapida per Android non è quasi mai decisiva.

Sul fronte della connettività c’è una sola porta HDMI eARC e nessun ingresso, la scelta più netta di tutta la soundbar. Vale la pena capire cosa comporta davvero. Console e lettori Blu-ray si collegano alla TV, e la TV rimanda l’audio alla soundbar attraverso l’eARC in forma integra, Dolby TrueHD e Atmos senza perdita compresi: sul suono non si rinuncia a nulla. Una seconda porta sarebbe stata un ingresso, e avrebbe significato far transitare il video della sorgente dentro la soundbar prima di mandarlo al televisore, con la barra costretta a reggere 4K a 120 Hz, VRR e Dolby Vision, il punto in cui le soundbar diventano spesso il collo di bottiglia. Il vero vincolo, quindi, non riguarda la qualità ma il numero di porte: chi ha una TV con sole due HDMI 2.1, una delle quali riservata all’eARC, e più di una sorgente da collegare deve mettere in conto uno switch. Chi invece ha un televisore recente con porte a sufficienza non se ne accorge nemmeno. Manca anche il supporto al DTS:X, mentre resta la decodifica del DTS Digital Surround in formato legacy: un’assenza poco decisiva per la maggior parte degli utenti, perché molte TV e sorgenti convertono comunque il DTS-HD in PCM prima di inviarlo alla soundbar. Non c’è nemmeno una porta ottica fisica integrata: chi ne ha bisogno per una TV più datata deve acquistare a parte l’apposito adattatore, non incluso in confezione. Il consumo in standby, stato in cui la soundbar passa la maggior parte del tempo, è comunque ridotto del 20% rispetto all’Arc originale.

Sonos Arc Ultra in salotto

L’ecosistema resta il punto di forza tipico del marchio: streaming diretto via Spotify Connect e Tidal Connect, AirPlay 2, e la possibilità di trasferire l’audio della TV alle cuffie Sonos Ace tramite TV Swap, con rilevamento dinamico dei movimenti della testa e supporto al collegamento simultaneo di due paia di cuffie, comodo per guardare un film o giocare in due senza disturbare il resto della casa. Il trasferimento è più rapido ed efficace di un semplice abbinamento Bluetooth separato, spesso così istantaneo da passare inosservato. Sul fronte del controllo vocale, la scheda prodotto attuale indica Sonos Voice Control, disponibile solo in inglese, e Amazon Alexa, utilizzabili in modo intercambiabile nello stesso sistema.

Tutto passa dall’app Sonos: prima configurazione, equalizzazione, Trueplay, gestione dei servizi di streaming e delle stanze del sistema multiroom. Il rifacimento software del 2024 era arrivato senza alcune funzioni della versione precedente, che nel frattempo sono state reintegrate: nell’uso quotidiano l’app oggi è affidabile e completa. L’unico attrito che può ancora presentarsi riguarda la prima configurazione su Android, che a volte richiede più di un tentativo nel passaggio dalla rete Wi-Fi di casa a quella temporanea generata dalla soundbar.

Cosa è piaciuto

  • Bassi profondi senza subwoofer: il nuovo woofer Sound Motion porta una presenza di basso raramente offerta da una soundbar singola, con tonalità e controllo superiori al predecessore.
  • Dialoghi nitidi e centrati: il canale centrale posiziona la voce con precisione, restando intelligibile anche nelle scene più concitate.
  • Dolby Atmos tra i migliori della fascia: sensazione di altezza convincente e oggetti sonori che si posizionano con precisione oltre i bordi dello schermo, anche senza satelliti posteriori.
  • Costruzione e finitura di alto livello: materiali e assemblaggio impeccabili, con uno standard che pochi rivali raggiungono a questo prezzo.
  • TV Swap fluido con le cuffie Ace: trasferimento dell’audio dalla soundbar alle cuffie rapido, spesso quasi impercettibile, con supporto a due paia contemporaneamente.

Cosa non è piaciuto

  • Una sola porta HDMI, nessun ingresso: tutte le sorgenti vanno collegate alla TV, quindi chi ha poche porte HDMI 2.1 e più apparecchi deve aggiungere uno switch.
  • Nessun supporto DTS:X: resta solo la decodifica legacy del DTS Digital Surround, un’assenza comunque poco rilevante per la maggior parte degli utenti.
  • Controlli posteriori poco comodi: pulsante di abbinamento Bluetooth e interruttore del microfono sono nel vano incassato sul retro, scomodi da raggiungere per chi monta la soundbar a parete.
  • Nessuna porta ottica integrata: per collegare una TV più datata serve l’adattatore ottico, da acquistare a parte perché non incluso in confezione.

Confronto con le alternative

Chi valuta l’acquisto di una soundbar in questa fascia di prezzo ha davanti principalmente due strade: restare su una sola barra o accettare un sistema con più diffusori separati per un’immersività superiore.

Sony BRAVIA Theatre Bar 9 (prezzo di listino più alto, spesso in sconto su livelli comparabili): resta un’alternativa tutto in uno e aggiunge un ingresso HDMI 4K/120Hz, utile a chi ha bisogno di una porta in più senza ricorrere a uno switch. Sul piano sonoro risulta leggermente più aperta e spaziosa, ma con bassi meno definiti e una dinamica meno rifinita rispetto alla soundbar Sonos.

Samsung HW-Q990D (fascia di prezzo comparabile, in sconto): sistema in quattro elementi, con subwoofer e diffusori surround wireless inclusi fin da subito. Per chi accetta l’ingombro maggiore, offre un’immersività superiore a un prezzo spesso comparabile durante i periodi di sconto; per chi vuole il minimo ingombro possibile, l’Arc Ultra resta il miglior compromesso tutto in uno.

Sonos Beam Gen 2 (fascia di prezzo più accessibile): per chi vuole entrare nell’ecosistema Sonos senza spendere quanto costa il top di gamma, la Beam Gen 2 offre già Dolby Atmos virtuale ed eARC in formato più compatto, pur restando su un livello sonoro inferiore rispetto all’Arc Ultra.

Perché comprarli (e perché no)

Per chi ha senso: Arc Ultra è la scelta giusta per chi ha un salotto medio o grande, con una TV da 55 pollici in su, e vuole il massimo dell’esperienza Dolby Atmos da una sola barra senza gestire satelliti posteriori. Per un utilizzo da sola, Sonos indica come ambiente ideale una stanza di circa 4 metri di larghezza e un soffitto fino a circa 3 metri di altezza; oltre quelle dimensioni, o per chi vuole la massima immersione possibile, conviene valutare l’aggiunta del Sub 4 e di una coppia di Era 300 come diffusori posteriori. È anche la scelta naturale per chi possiede già cuffie Sonos Ace e vuole sfruttare il TV Swap, o per chi è già dentro l’ecosistema Sonos e vuole il modello di punta.

Per chi non ha senso: chi ha una TV con solo due porte HDMI 2.1 e più sorgenti da collegare deve preventivare uno switch, oppure orientarsi su una soundbar con ingresso proprio come il Sony BRAVIA Theatre Bar 9. Chi non ha problemi a sistemare più diffusori in salotto e punta al massimo dell’immersività a un prezzo comparabile può considerare un sistema a più elementi come il Samsung HW-Q990D. Chi infine cerca un ingresso più economico nell’ecosistema Sonos può orientarsi sulla Beam Gen 2, spendendo meno pur rinunciando a parte della resa sonora del top di gamma.

Verdetto finale

Arc Ultra è promossa senza troppe riserve: il salto rispetto al predecessore è netto su quasi ogni fronte, dai bassi ai dialoghi fino al Dolby Atmos, e la costruzione mantiene lo standard qualitativo che ci si aspetta da un top di gamma. La singola porta HDMI resta il limite più evidente della soundbar, ma va ridimensionato: l’eARC porta l’audio senza perdite e tiene il video fuori dalla soundbar, e il vincolo si riduce a quante porte restano libere sul televisore. Il prezzo su Amazon scende spesso sotto il listino ufficiale, il che rende il rapporto qualità-prezzo più convincente. Per chi cerca la miglior soundbar Dolby Atmos tutto in uno della sua fascia, resta una delle scelte più solide sul mercato.

Voto: 4,5/5

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