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Recensione Bluesound Node Nano: pochi extra, suono di classe

Un preamplificatore di streaming compatto pensato per chi ha già un amplificatore e cerca solo una sorgente di rete di qualità, con una dotazione di uscite ridotta all'osso e nessuna correzione ambientale integrata.

· Recensione
Recensione Bluesound Node Nano: pochi extra, suono di classe
Crediti immagine: © Bluesound
Il verdetto
4/5 Buono

Il Node Nano porta la qualità sonora della famiglia Node a un prezzo d'ingresso, appoggiata a una piattaforma software matura; a mancare sono qualche uscita e la correzione ambientale che il resto della gamma offre.

Pro

  • + Suono sopra la sua fascia
  • + App BluOS stabile e matura
  • + Catalogo servizi molto ampio
  • + Costruzione solida per il prezzo
  • + Supporto software a lungo termine

Contro

  • Nessuna uscita cuffie fisica
  • Niente Dirac Live integrato
  • Alimentatore in dotazione economico
  • Prezzo conteso dai rivali
Prezzo di listinoListino 349 €
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Negli ultimi anni il predominio decennale della famiglia Node nella fascia base degli streamer di rete è stato messo sotto pressione da rivali più aggressivi sul prezzo, in particolare WiiM ed Eversolo. Il Node Nano è la risposta di Bluesound: il primo modello della gamma Node rinnovata nel 2024 a diventare disponibile, ridotto all’essenziale per aggiungere lo streaming di alta qualità a un impianto hi-fi già esistente, non per sostituirlo. Mancano gli ingressi digitali, l’HDMI eARC e la presa per un giradischi: è un preamplificatore di streaming puro, pensato per chi ha già l’amplificazione e cerca solo la sorgente di rete, con un prezzo che lo colloca a metà tra i rivali più economici e il resto della gamma Node.

Scheda tecnica

Tipo prodotto Streamer audio
Standard Wi-Fi Wi-Fi 5
Porta Ethernet Sì (Gigabit)
AirPlay 2
Chromecast built-in No
Spotify Connect
Uscita analogica (RCA)
Alimentazione USB-C
Prezzo di listino 349 € — Controlla le offerte
Anno di uscita 2024
Piattaforma / app di controllo BluOS
Chip DAC ESS ES9039Q2M SABRE
Risoluzione audio massima 24 bit / 192 kHz PCM
Supporto DSD Sì (fino a DSD256, convertito in PCM dall'app)
Codec audio lossless supportati ALAC, FLAC, WAV, AIFF
Supporto MQA
Bande Wi-Fi 2,4 GHz / 5 GHz
Versione Bluetooth 5.2
Codec Bluetooth aptX Adaptive
Roon Ready
Ecosistema multiroom Bluesound BluOS
Assistente vocale integrato Alexa
App musicali native Amazon Music, Spotify, Tidal, Qobuz, Deezer, TuneIn e altri (23+ servizi)
Ingresso ottico No
Uscita ottica
Uscita coassiale
Uscita cuffie No
Uscita audio USB
Peso 570 g
Dimensioni (L x H x P) 143 x 36 x 143 mm
Colori disponibili Nero opaco
Prezzo medio rilevato 348 €

Descrizione generale

Il Node Nano non nasce come erede di un modello Bluesound preesistente, ma come una fascia interamente nuova sotto il Node (2024) e il Node Icon, l’ammiraglia della linea. È stato descritto come uno streamer spiritualmente più vicino al Node originale di prima che, in un decennio di evoluzioni, la gamma accumulasse funzioni e listini più alti. La logica dietro questa scelta è chiara: rispondere a WiiM ed Eversolo, due marchi cresciuti negli ultimi anni con streamer più economici e altrettanto capaci.

Il posizionamento resta comunque a metà strada: costa più del WiiM Pro Plus ma offre meno connettività, mentre è vicino per prezzo al Cambridge Audio MXN10, che ha una costruzione in metallo e gestisce formati superiori. Il listino ufficiale è di 349 €, prezzo a cui si trova comunemente anche su Amazon Italia. Il Nano monta lo stesso DAC ESS SABRE del Node pieno e condivide con esso il processore, ma rinuncia a diverse funzioni per restare nella sua fascia: mancano la correzione ambientale Dirac Live, l’uscita cuffie fisica e l’uscita subwoofer via cavo. L’unica finitura disponibile al lancio è il nero opaco. Il caso d’uso tipico è quello di chi possiede già un amplificatore e un impianto di diffusori e vuole aggiungere lo streaming di rete senza cambiare il resto della catena.

Design e costruzione

Il corpo è compatto (143 x 36 x 143 mm, 570 grammi) e si affida a una costruzione in plastica che, nonostante il materiale, risulta più sostanziosa e curata nei dettagli di quanto ci si aspetti in questa fascia, con piedini in gomma pensati per non segnare le superfici d’appoggio e asole per il fissaggio a parete sul fondo (le viti di montaggio non sono incluse). Il pannello frontale, leggermente angolato, ospita un’interfaccia touch retroilluminata con due tasti volume, play/pause e due preset programmabili: non c’è un display, e in confezione non è incluso un telecomando, perché il controllo passa interamente dall’app BluOS. L’assenza non pesa granché, perché l’app compensa bene.

Bluesound Node Nano visto di tre quarti

L’alimentazione arriva da un alimentatore esterno USB-C (5V/2A) incluso in confezione insieme a quattro adattatori internazionali, e non da un cavo a tensione di rete come sul Node pieno: se il cavo in dotazione risulta troppo corto per la propria installazione, è facilmente sostituibile con uno più lungo. Proprio questo alimentatore è però il punto più debole della dotazione: viene descritto come economico, e il primo intervento suggerito per chi vuole spremere qualcosa in più dal Nano è sostituirlo con uno switching a basso rumore o lineare.

Suono

La qualità sonora complessiva è il vero punto di forza del Nano: solida, bilanciata e pulita su tutto lo spettro, con una separazione strumentale che regge bene anche quando i brani aumentano di scala. I bassi sono tesi e ben definiti, capaci di restituire linee di basso distinte dalla batteria anche in passaggi funk complessi, e con l’amplificazione giusta arrivano a una spinta di basso davvero convincente. Il dettaglio è buono e in alcuni confronti ravvicinati con streamer più costosi risulta sorprendentemente superiore, con una capacità di risoluzione che sembra appartenere a una fascia più alta. La scena sonora è ampia e ben spaziata, con un senso di aria e di dimensione che emerge chiaramente anche su repertorio orchestrale.

Il giudizio sulla tenuta dinamica cambia a seconda del termine di paragone. In un confronto ravvicinato con streamer più economici, su brani scelti apposta per mettere alla prova la tenuta ritmica, il Nano risulta meno drammatico nei crescendo e gli schemi ritmici richiedono più attenzione per essere colti. Valutato in assoluto o contro rivali di fascia pari o superiore, mostra invece guida ed energia, con un lavoro di batteria descritto come propulsivo e archi che sprigionano una forza sorprendente anche su repertorio meno audiofilo.

Sul fronte pratico, chi usa le uscite analogiche del Nano collegandolo direttamente a un amplificatore ottiene generalmente il risultato migliore, con una scena sonora più ampia, più aria e strumenti meglio definiti rispetto al passaggio attraverso l’ingresso digitale di un DAC esterno di fascia comparabile. Usando invece le uscite digitali come semplice trasporto verso un DAC esterno di fascia alta, la resa resta comunque valida: l’uscita ottica suona più pulita, seguita dalla coassiale, mentre la USB non porta benefici rispetto all’uso del DAC interno.

Le uscite sul retro del Bluesound Node Nano

Caratteristiche speciali

Il cuore software è la piattaforma BluOS, condivisa con altri marchi del gruppo Lenbrook come NAD, Cyrus, Dali e Roksan, con app per iOS, Android, Windows e macOS. Il catalogo di servizi integrati supera i 23, tra cui Amazon Music HD, Spotify Connect (con supporto a Spotify Lossless), Tidal Connect, Qobuz Connect, Deezer, Napster e SiriusXM, con Radio Paradise e TuneIn preinstallate; il supporto Roon Ready non era presente al lancio ma è arrivato con un aggiornamento software poco dopo. AirPlay 2 è supportato, mentre Chromecast built-in manca; nell’elenco ufficiale dei servizi non compare Apple Music. Il multiroom funziona con qualsiasi altro dispositivo Bluesound tramite la stessa app, e chi conserva la libreria su un NAS può accedere via rete locale a raccolte fino a 200.000 file.

Il giudizio sulla piattaforma dipende dal metro di paragone: rispetto agli standard hi-fi tradizionali resta un riferimento difficile da eguagliare per flessibilità e affidabilità, ma messa accanto alle interfacce più recenti di alcuni rivali cinesi e coreani mostra il fianco, con un’interfaccia meno immediata e senza un equalizzatore parametrico o una correzione ambientale integrata di serie. La configurazione iniziale è comunque rapida, circa cinque minuti tramite QR code e procedura guidata, sia su Wi-Fi che su Ethernet; va messo in conto solo il tempo dell’aggiornamento firmware obbligatorio al primo avvio, che richiede un po’ di pazienza anche su rete Gigabit.

Bluesound Node Nano accanto a un amplificatore

Per l’integrazione in impianti personalizzati sono presenti un ingresso a infrarossi (IR) da 3,5 mm e un’uscita trigger 12V compatibili con sistemi come Crestron, Control4, RTI, ELAN, URC, Lutron e Josh.ai, oltre al controllo vocale tramite le skill di Amazon Alexa. L’unica uscita per un subwoofer è wireless, verso il Pulse Sub+ della stessa Bluesound: chi vuole un collegamento via cavo dovrà orientarsi sul Node pieno, che ha un’uscita RCA dedicata. In cuffia, l’unica strada è il Bluetooth in trasmissione verso cuffie wireless compatibili, perché non è presente alcuna uscita cuffie fisica.

Cosa è piaciuto

  • Suono sopra la sua fascia: bassi tesi, buon dettaglio e una scena sonora ampia che in diversi confronti reggono il paragone con streamer più costosi.
  • App BluOS stabile e matura: configurazione rapida, funzionamento affidabile e un ecosistema multiroom che scala bene aggiungendo altri dispositivi Bluesound.
  • Catalogo servizi molto ampio: oltre 23 integrazioni dirette, tra cui Spotify Lossless, Tidal Connect, Qobuz Connect e Roon Ready.
  • Costruzione solida per il prezzo: pannello frontale curato, piedini ben pensati e una sensazione di qualità superiore a quanto ci si aspetterebbe dalla plastica.
  • Supporto software a lungo termine: Bluesound continua ad aggiornare anche hardware di un decennio fa, un impegno che rende il Nano un investimento sensato se si prevede di ampliare l’ecosistema in futuro.

Cosa non è piaciuto

  • Nessuna uscita cuffie fisica: l’unico modo per ascoltare in cuffia è il Bluetooth in trasmissione, che esclude cuffie cablate o non compatibili.
  • Niente Dirac Live integrato: a differenza degli altri modelli della gamma Node, il Nano non è predisposto per la correzione ambientale, nonostante Lenbrook la sostenga attivamente.
  • Alimentatore in dotazione economico: è il primo elemento indicato come margine di miglioramento per chi vuole spremere ulteriori prestazioni dal DAC interno.
  • Prezzo conteso dai rivali: si trova in una fascia scomoda tra streamer più economici con più connettività e modelli poco più cari con costruzione e formati superiori.

Confronto con le alternative

Il Node Nano compete in una fascia affollata, dove il criterio di scelta cambia molto a seconda di cosa si privilegia tra prezzo, connettività e qualità sonora assoluta.

Il WiiM Pro Plus costa la metà e offre più ingressi, ma il compromesso è di gusto: la sua firma sonora è più magra e “tirata”, mentre il Nano è più liscio e pieno. Chi cerca scatto ritmico immediato tende a preferire il WiiM, chi cerca morbidezza e peso tonale il Nano.

Il Bluesound Node, il fratello maggiore diretto, aggiunge HDMI eARC, uscita cuffie fisica, predisposizione Dirac Live e uscita subwoofer via cavo, mantenendo lo stesso DAC del Nano: è la scelta naturale per chi vuole tutte le funzioni della gamma e accetta di spendere di più.

Nel confronto diretto con il WiiM Ultra e con l’Eversolo DMP-A6, entrambi più costosi, il Nano risulta sonoramente superiore a entrambi: una scena decisamente più ampia della WiiM Ultra e un dettaglio percepito addirittura sopra l’Eversolo. Lo stesso confronto lo colloca anche davanti al Node X, l’edizione speciale oggi archiviata che il Nano sostituiva come ingresso di gamma: risulta più risolutivo su bassi, medi e alti, mentre il Node X mantiene un tono leggermente più caldo e una scena di poco più ampia, attribuibili in parte al suo alimentatore interno migliore.

Per chi cerca invece un design più curato e una gestione dei formati superiore restando in una fascia di prezzo simile, il Cambridge Audio MXN10 è l’alternativa più diretta, con una costruzione in metallo al posto della plastica.

Perché comprarli (e perché no)

Per chi ha senso: il Node Nano è la scelta giusta per chi possiede già un amplificatore e un impianto di diffusori e vuole aggiungere streaming di rete di qualità senza cambiare il resto della catena, magari con l’intenzione di espandere in futuro con altri dispositivi BluOS in altre stanze. Va bene anche per chi installa impianti personalizzati, grazie all’integrazione IR/trigger con i principali controller domotici.

Per chi non ha senso: chi cerca un hub che faccia anche da ingresso per altre sorgenti, o che voglia una correzione ambientale integrata e un’uscita cuffie fisica, troverà il Nano troppo limitato: meglio orientarsi sul Node pieno o, restando sulla concorrenza, sul WiiM Ultra, decisamente più ricco di ingressi e funzioni.

Verdetto finale

Il Node Nano fa esattamente quello che promette: aggiungere streaming di rete di alta qualità a un impianto hi-fi esistente, con un suono che in più occasioni regge il confronto con streamer di fascia superiore. La contropartita è una dotazione ridotta all’osso, senza uscita cuffie, senza correzione ambientale e con un alimentatore che lascia margine di miglioramento.

Il giudizio sul rapporto qualità-prezzo dipende dal metro che si usa: contando funzioni e connettività rispetto ai rivali diretti, il Nano si trova in una fascia scomoda, tra il WiiM Pro Plus più economico e il Cambridge Audio MXN10 poco più caro ma meglio equipaggiato; pesando invece la qualità sonora assoluta rispetto al prezzo, è tra gli acquisti più convincenti della categoria, quasi un affare per uno streamer della sua fascia. Per chi cerca solo una sorgente di rete pulita e affidabile, appoggiata a una piattaforma software matura e supportata a lungo termine, il secondo criterio pesa di più; su Amazon si trova in linea con il prezzo di listino.

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