Thomson Go Cast 152: l'erede del Chromecast conviene?
Il dongle 4K di Thomson prova a colmare il vuoto lasciato dal Chromecast puntando tutto su spazio di archiviazione e libertà del sistema operativo, lasciando ai modelli superiori della gamma il salto verso l'HDR più avanzato.
Un dongle solido, con prestazioni equilibrate per il suo segmento, penalizzato soltanto dall'assenza di Dolby Vision e da una porta USB-C limitata alla sola ricarica.
Pro
- + Storage quadruplicato rispetto al predecessore
- + Prestazioni scattanti nell'uso quotidiano
- + Nessun blocco al sideload
- + Design compatto e discreto
- + Telecomando completo e versatile
Contro
- – Nessun supporto Dolby Vision
- – USB-C solo per la ricarica
- – RAM limitata nel multitasking pesante
Dopo il ritiro della linea Chromecast, il segmento economico degli streamer HDMI è rimasto scoperto per mesi, occupato quasi solo da Fire TV Stick e da pochi box Android concorrenti. Il Go Cast 152 di Thomson si inserisce proprio in quello spazio: un dongle 4K con interfaccia Google TV che aggiorna il Go Cast 150 soprattutto nello storage, passato da 8 a 32 GB, e in un chipset di nuova generazione. Il risultato è un dispositivo scattante nell’uso quotidiano, costruito attorno a un’interfaccia già familiare a chi possiede un televisore recente, con un solo vero compromesso: l’assenza di Dolby Vision, riservata dal produttore al modello superiore della gamma. Si rivolge a chi deve ammodernare una TV senza funzioni smart o cerca un secondo streamer da portare in viaggio, senza pretese sull’HDR più spinto.
Scheda tecnica
| Tipo prodotto | Streamer TV stick |
|---|---|
| Sistema operativo | Google TV |
| Risoluzione video massima | 4K |
| Passthrough HDMI audio | Sì |
| Supporto Dolby Atmos | Sì |
| Supporto DTS:X | No |
| Standard Wi-Fi | Wi-Fi 5 |
| Porta Ethernet | No |
| AirPlay 2 | No |
| Chromecast built-in | Sì |
| Telecomando incluso | Sì |
| Alimentazione | USB-C |
| Prezzo di listino | 79,90 € — Controlla le offerte |
| Anno di uscita | 2026 |
| Versione OS al lancio | Android TV 14 (interfaccia Google TV) |
| Processore | Amlogic S905Y5-B (CPU Cortex-A55) |
| RAM | 2 GB |
| Storage | 32 GB |
| Formati HDR supportati | HDR10 |
| Bande Wi-Fi | 2,4 GHz, 5 GHz |
| Versione Bluetooth | 5.0 |
| Assistente vocale integrato | Google Assistant |
| App video principali | YouTube, Netflix, Prime Video, Disney+ |
| Gaming via cloud / app | Sì |
| Porte USB | 0 |
| Caratteristiche telecomando | Microfono Google Assistant, tasti diretti app, tasto programmabile, controllo TV via CEC/IR |
| Peso | 146 g |
| Colori disponibili | Bianco |
Descrizione generale
Il Go Cast 152 è un dongle da inserire direttamente nella porta HDMI del televisore, con il cavo integrato nel corpo del dispositivo: non serve portarsi dietro un cavo a parte né trovare posto per un box separato. Va a occupare la fascia economica dello streaming HDMI che il ritiro della linea Chromecast ha lasciato scoperta, proponendosi a un prezzo di listino di 79,90 € come alternativa a soluzioni concorrenti come i Fire TV Stick di Amazon o i box Android compatti.
Rispetto al Go Cast 150 che sostituisce, il salto più evidente riguarda lo storage, quadruplicato da 8 a 32 GB: un problema molto sentito sui vecchi dongle, costretti a disinstallare app di continuo per fare spazio, qui risolto con circa 23 GB realmente disponibili all’utente appena configurato. Il nuovo System-on-Chip Amlogic, un gradino sopra quello del modello precedente, porta un miglioramento di prestazioni incrementale, ma sufficiente a mantenere l’interfaccia fluida nell’uso di tutti i giorni.
Il dispositivo monta Android TV 14 con interfaccia Google TV, certificato da Google, con accesso completo al Play Store, Google Assistant e Chromecast integrato. È pensato per chi deve aggiornare una TV datata priva di funzioni smart o per chi cerca un secondo streamer compatto da portare in vacanza, in caravan o in hotel con televisori basilari, senza l’ambizione di sostituire dispositivi premium di fascia più alta. È disponibile in un’unica colorazione, bianca.
Design e costruzione
Il corpo del dongle è leggero e arrotondato, con una scocca bianca che ricorda esteticamente il vecchio Chromecast. Il cavo HDMI integrato è corto quanto basta per restare nascosto dietro il televisore, un vantaggio netto rispetto alla Streaming Box Plus 270 della stessa Thomson, un box troppo ingombrante per stare fuori vista e costretto a restare in bella mostra vicino allo schermo. In installazioni con TV a parete e presa di corrente lontana, il cavo di alimentazione in dotazione può risultare corto e richiedere una prolunga.
Il telecomando Bluetooth è l’interfaccia fisica principale del prodotto: include un microfono per Google Assistant, tasti diretti per YouTube, Netflix, Prime Video e Disney+, un tasto programmabile per l’app preferita e il controllo di accensione, volume e silenziamento del televisore, tramite abbinamento HDMI-CEC o apprendimento a infrarossi. La confezione comprende anche due batterie AAA, un alimentatore con adattatore intercambiabile per le prese europee e britanniche, un cavo USB-C e una bustina anti-umidità. La garanzia dichiarata è di tre anni.

La configurazione iniziale segue un percorso guidato: associazione del telecomando tramite combinazione di tasti, poi una procedura guidata di Google TV completabile da smartphone via QR code o Bluetooth, con trasferimento automatico di account Google e password Wi-Fi, oppure in modalità manuale. L’intera procedura, aggiornamento software incluso, richiede circa un quarto d’ora ed è alla portata di chi ha poca dimestichezza con la configurazione di dispositivi smart.
Immagine
Il Go Cast 152 arriva fino al 4K UHD a 60 fps, con supporto a tutte le risoluzioni intermedie fino al 480p per la compatibilità con schermi meno recenti. Il pannello HDR copre lo standard HDR10, mentre manca il supporto a Dolby Vision, riservato da Thomson al modello superiore della gamma, la Streaming Box Plus 270: resta il limite più evidente del dispositivo sul fronte video.
La resa dell’immagine viene descritta in termini genericamente positivi, con colori vividi e dettaglio nitido, senza però un confronto strutturato con i rivali diretti. Un riscontro più concreto arriva dalla riproduzione di contenuti YouTube in 4K UHD, portata a termine senza perdita di fotogrammi, e dalla certificazione Widevine L1 verificata con un’app di controllo dedicata: un requisito che condiziona la qualità massima disponibile su servizi come Netflix e Prime Video.
Sul fronte della codifica, il dispositivo decodifica in hardware AV1, VP9, H.264 e H.265/HEVC, un set di codec aggiornato che include AV1 anche sulla fascia economica: una scelta che aiuta a contenere la banda richiesta in streaming senza sacrificare la qualità dell’immagine.
Suono
Il Go Cast 152 non ha un altoparlante proprio: l’audio passa in HDMI verso il televisore o, tramite passthrough, verso una soundbar o un ricevitore AV compatibile, con supporto a Dolby Atmos e Dolby Digital+. È una configurazione tipica di questa fascia di streamer, dove la qualità finale dipende soprattutto dal sistema a cui il dongle viene collegato più che dal dongle stesso.
Manca un ascolto critico su un impianto reale in grado di valutare la resa fine del passthrough Atmos su un setup preciso: le informazioni disponibili restano descrittive da scheda tecnica, non frutto di un vero test d’ascolto. Resta il dato oggettivo del supporto dichiarato, sufficiente per chi collega il dongle a un sistema audio già configurato per ricevere flussi Dolby.
La connettività wireless prevede Bluetooth 5.0, utile principalmente per l’abbinamento del telecomando e, se necessario, di periferiche esterne come tastiere o controller.
Caratteristiche speciali
Il punto di forza principale, oltre allo storage, è la libertà del sistema operativo: il sideload di app di terze parti tramite APK esterni è libero, un vantaggio netto sul Fire TV Stick 4K Select, il cui nuovo sistema Vega OS lo blocca del tutto. Chi arriva da un Fire TV Stick segnala anche un’interfaccia meno invasa da contenuti sponsorizzati e banner promozionali. Il Play Store di Google garantisce inoltre l’accesso al catalogo di app Android TV.

I 2 GB di RAM restano l’unico dato hardware realmente contenuto: nell’uso quotidiano di streaming la dotazione si dimostra sufficiente, sostenuta dal nuovo chipset più efficiente, ma resta un limite più teorico che vissuto per chi tiene aperte più app contemporaneamente o usa il dispositivo in modo intensivo.
Il gaming resta una funzione accessoria: i gamepad Bluetooth vengono riconosciuti senza problemi e la resa è buona su titoli Android leggeri e su emulatori retro tramite piattaforme come Happy Chick, oltre che su giochi casual poco impegnativi, un extra godibile nei limiti dell’hardware più che un sostituto di una console.
Sul fronte software, il dispositivo supporta la gestione di profili multipli con PIN e un profilo dedicato ai più piccoli, e permette l’uso di qualunque VPN disponibile sul Play Store o compatibile con Android TV. Un limite pratico riguarda invece la porta USB-C, utilizzabile solo per l’alimentazione: Thomson ha confermato che non supporta il trasferimento dati, quindi non è possibile collegare un mouse via cavo né espandere lo storage con un dispositivo esterno. Manca anche una porta Ethernet nativa, una scelta comune per un dongle di questo formato più che un’assenza ingiustificata.
Cosa è piaciuto
- Storage quadruplicato rispetto al predecessore. Il salto da 8 a 32 GB, con circa 23 GB realmente disponibili appena configurato, risolve il problema più sentito dei vecchi dongle Thomson e mette il Go Cast 152 nettamente sopra i rivali diretti su questo fronte.
- Prestazioni scattanti nell’uso quotidiano. Nonostante i soli 2 GB di RAM, la navigazione e l’apertura delle app principali (Netflix, Prime Video, YouTube) risultano fluide, sostenute dal nuovo chipset più efficiente del predecessore.
- Nessun blocco al sideload. Le app di terze parti si installano liberamente tramite APK, un vantaggio netto sul Fire TV Stick 4K Select vincolato al nuovo Vega OS, e l’interfaccia risulta meno invasa da contenuti sponsorizzati.
- Design compatto e discreto. Il cavo HDMI integrato tiene il dongle nascosto dietro il televisore, un vantaggio concreto rispetto ai box più ingombranti della stessa gamma Thomson.
- Telecomando completo e versatile. Tasti diretti alle app principali, un tasto programmabile e il controllo di volume e accensione del televisore in un unico accessorio, via CEC o apprendimento a infrarossi.
Cosa non è piaciuto
- Nessun supporto Dolby Vision. Il limite principale del dispositivo: Thomson lo riserva al modello superiore della gamma, la Streaming Box Plus 270, lasciando il Go Cast 152 al solo HDR10.
- USB-C solo per la ricarica. La porta non supporta il trasferimento dati: niente mouse via cavo, niente espansione dello storage con dispositivi esterni collegati direttamente.
- RAM limitata nel multitasking pesante. I 2 GB bastano per lo streaming quotidiano, ma restano un vincolo teorico per chi tiene aperte più app o usa il dispositivo in modo intensivo.
Confronto con le alternative
Nella stessa fascia di prezzo, la scelta più diretta è il Fire TV Stick 4K Plus di Amazon, che a un listino di poco inferiore aggiunge il supporto nativo a Dolby Vision e Dolby Atmos codificato: resta preferibile per chi possiede un televisore compatibile con quello standard HDR e non ha problemi con l’interfaccia centrata su Amazon.
Per chi cerca la spesa più contenuta possibile, il Fire TV Stick 4K Select scende sotto i 55 €, ma monta il nuovo sistema Vega OS di Amazon, ancora acerbo: catalogo di app più ridotto, nessun sideload e un’esperienza descritta come non del tutto matura. Il Go Cast 152 costa qualcosa in più ma offre un sistema operativo più consolidato e uno storage nettamente superiore.
Chi non ha bisogno del formato dongle può valutare lo Xiaomi TV Box S di terza generazione, un box a un prezzo simile che aggiunge Dolby Vision, HDR10+ e passthrough DTS:X oltre a Dolby Atmos: la contropartita è un ingombro maggiore, un alimentatore separato e l’assenza di un cavo HDMI integrato pronto all’uso.
Perché comprarli (e perché no)
Per chi ha senso: il Go Cast 152 è la scelta giusta per chi deve aggiornare una TV datata priva di funzioni smart con una spesa contenuta, o per chi vuole un secondo streamer compatto da portare in viaggio, in caravan o in hotel con televisori basilari. Convince anche chi arriva da un Fire TV Stick e cerca più libertà nel sistema operativo e più spazio di archiviazione per le app, senza rinunciare a un’interfaccia scattante.
Per chi non ha senso: chi possiede un televisore con pannello Dolby Vision e vuole sfruttarlo appieno farebbe meglio a orientarsi su un dispositivo che lo supporta nativamente. Lo stesso vale per chi ha bisogno di collegare periferiche USB o uno storage esterno via cavo, funzione che qui manca del tutto.
Verdetto finale
Il Go Cast 152 fa esattamente quello che promette: raccoglie l’eredità del Chromecast con uno storage finalmente adeguato, un chipset aggiornato e un’interfaccia Google TV familiare, a un prezzo competitivo per la fascia. I compromessi restano circoscritti, ma reali: l’assenza di Dolby Vision pesa per chi ha un televisore compatibile, e la porta USB-C limitata alla ricarica taglia fuori chi cerca espandibilità. Nel complesso, resta uno dei dongle più equilibrati della sua fascia di prezzo, con un rapporto qualità-prezzo solido per chi non ha bisogno dell’HDR più avanzato: lo si trova su Amazon insieme alle recensioni degli acquirenti già in possesso del dispositivo.
Voto: 4/5
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