Apple AirPods Max 2: vale l'aggiornamento?
La seconda generazione delle cuffie over-ear di Apple porta un chip più potente e una dotazione di funzioni ampliata, ma lascia invariati il peso e l'autonomia che già pesavano sulla generazione precedente: la domanda vera è per chi arriva da zero, non per chi le possiede già.
Le AirPods Max 2 restano la cuffia over-ear più naturale per chi vive nell'ecosistema iPhone, con una cancellazione del rumore tra le migliori della categoria e un suono più aperto della generazione precedente; il salto però non è abbastanza netto da giustificare l'aggiornamento a chi possiede già il modello uscente, e il peso elevato insieme all'autonomia contenuta restano i limiti più concreti rispetto ai rivali diretti.
Pro
- + Cancellazione del rumore ai vertici
- + Scena sonora più ampia
- + Modalità Trasparenza di riferimento
- + Audio lossless via USB-C
- + Dotazione di funzioni ampliata
Contro
- – Autonomia ferma a 20 ore
- – Peso elevato e tenuta incerta
- – Nessuna piega, custodia debole
- – Niente equalizzatore né LDAC
Sono passati sei anni e tre mesi dal debutto delle prime AirPods Max, un intervallo insolito anche per gli standard Apple: nel frattempo il predecessore aveva ricevuto solo un cambio di porta di ricarica, mentre la concorrenza nell’ANC over-ear si è rinnovata più volte. La seconda generazione arriva con lo stesso design e lo stesso prezzo di listino, ma con un chip nuovo, una cancellazione del rumore dichiarata più efficace e una dotazione di funzioni ampliata rispetto all’esordio del 2020. Il risultato è una cuffia più completa, indicata soprattutto per chi possiede un iPhone e cerca il miglior isolamento possibile su quell’ecosistema; per chi ha già la prima generazione USB-C, il salto generazionale resta invece meno convincente.
Scheda tecnica
| Tipo prodotto | Cuffie wireless |
|---|---|
| Connettività | ibrido |
| Tipo di fit | over-ear |
| Cancellazione attiva rumore | Sì |
| Peso | 386,2 g |
| Codec supportati | AAC, SBC |
| Certificazione IP | Nessuna |
| Autonomia | 20 ore (con ANC attivo) |
| Prezzo di listino | 579 € — Controlla le offerte |
| Anno di uscita | 2026 |
| Diametro driver | 40 mm |
| Tipo driver | dinamico |
| Versione Bluetooth | 5.3 |
| Modalità trasparenza | Sì |
| Tipo ricarica | USB-C |
| Ricarica rapida | Sì |
| Cavo 3.5 mm incluso | No |
| Pieghevoli | No |
| App companion | No |
| Assistente vocale | Sì |
| Colori disponibili | Mezzanotte, Galassia, Blu, Viola, Arancione |
| Prezzo medio rilevato | 529 € |
Descrizione generale
Le AirPods Max 2 sono l’unica linea di cuffie over-ear di Apple, un gradino sopra le AirPods Pro 3 in-ear nella gamma auricolari della marca. Arrivano ad aprile 2026, oltre sei anni dopo l’esordio della prima generazione, e ne prendono il posto nel listino allo stesso prezzo: stessa scocca in alluminio e acciaio, stessi cinque colori (Mezzanotte, Galassia, Blu, Viola, Arancione), ma chip Apple H2 al posto dell’H1 e un nuovo amplificatore ad alta gamma dinamica già visto sulle AirPods Pro 3. È il primo vero cambiamento hardware della linea dal 2020: la transizione a USB-C del 2024 aveva toccato solo la porta di ricarica.
Il pubblico naturale resta lo stesso della generazione precedente: chi possiede un iPhone e vuole la cancellazione del rumore più efficace disponibile su quell’ecosistema, senza rinunciare a un design riconoscibile e a materiali premium. Il prezzo di listino resta di 579 euro, anche se il prezzo effettivo su Amazon scende spesso sotto quella soglia. In confezione arrivano la Smart Case, un cavo USB-C e la documentazione; i cuscinetti di ricambio e il cavo per l’ascolto analogico da 3,5 mm restano accessori venduti a parte.
Design e costruzione
Esteriormente le AirPods Max 2 sono identiche alla generazione che sostituiscono: padiglioni in alluminio anodizzato, archetto in acciaio con la caratteristica fascia a rete traforata, cuscinetti in memory foam a fissaggio magnetico e intercambiabili. Il peso dichiarato, 386,2 grammi, resta invariato: le cuffie pesano quasi il doppio rispetto ai principali rivali della fascia (circa 250 grammi per Sony WH-1000XM6 e Bose QuietComfort Ultra 2), un divario strutturale che nessun aggiornamento software può colmare. Mancano ancora una cerniera pieghevole (i padiglioni ruotano ma non si ripiegano) e qualunque certificazione IP contro acqua e polvere.

I controlli fisici restano quelli della prima generazione: la Digital Crown sul padiglione destro regola il volume, controlla la riproduzione e richiama Siri, mentre il pulsante dedicato cambia modalità d’ascolto e, con una pressione prolungata, avvia la traduzione in tempo reale; la stessa corona funge anche da otturatore per la fotocamera dell’iPhone abbinato.
Sul comfort il giudizio dipende molto dalla forma della testa. Chi ha una circonferenza cranica nella media trova l’archetto tra i più confortevoli della categoria, con una distribuzione della pressione che risparmia la sommità del capo; su teste più piccole, invece, la forza di serraggio tende a essere eccessiva e i padiglioni possono spostarsi lasciando una piccola fessura posteriore, che penalizza sia la tenuta del suono sia l’efficacia della cancellazione del rumore. Il peso resta comunque un limite nelle sessioni molto lunghe, a prescindere dalla forma della testa. Sulla qualità costruttiva il giudizio è positivo, con alluminio e acciaio che trasmettono una sensazione premium, con l’eccezione della fascia a rete dell’archetto, che con l’uso prolungato nel tempo tende a sfilacciarsi e a sporcarsi: un difetto già presente sulla prima generazione e non affrontato in questo aggiornamento.

La Smart Case in dotazione resta un punto debole: più simile a una federa che a una custodia rigida, non protegge davvero archetto e padiglioni durante il trasporto. La sua utilità pratica sta altrove, nell’attivare la modalità di risparmio energetico più profondo quando le cuffie non sono in uso.
Suono
Sul suono il giudizio complessivo dipende dal termine di paragone. Messe a confronto diretto con la generazione precedente, le AirPods Max 2 mostrano un progresso netto: scena sonora più ampia, bassi più definiti, frequenze medie più pulite, un suono complessivamente più maturo. Messe a confronto con i rivali più aggiornati della categoria, il salto si ridimensiona: le differenze rispetto al modello uscente restano contenute e il dettaglio puro non ha fatto lo stesso balzo in avanti registrato da alcuni concorrenti diretti nello stesso periodo.
I bassi sono pieni e ben presenti, tanto da risultare marcatamente accentuati su brani già densi di frequenze basse, con un’enfasi leggera ma misurabile, superiore a quella della prima generazione. Non mancano mai di corpo né di controllo, con un sub-bass propulsivo più che invadente. Le frequenze medie sono il punto più solido: voci e strumenti restano intelligibili e naturali anche nei mix più affollati, con una resa autentica che non si perde negli arrangiamenti più fitti.
Gli alti dividono di più. Su alcuni brani densi risultano a tratti taglienti e leggermente stancanti nell’ascolto prolungato; su altri generi, invece, risultano chiari e brillanti, capaci di restituire hi-hat e piatti con precisione senza sconfinare nell’asprezza. Per chi cerca infine la stessa nitidezza dei rivali più analitici della categoria, appaiono invece smussati, con parte della definizione sacrificata a favore di un suono più morbido. La scena sonora, al contrario, è uno dei progressi più netti rispetto alla generazione precedente: più ampia, più ariosa, con una separazione tra gli strumenti che restituisce una sensazione di spazio più naturale rispetto al soundstage più compresso del modello uscente.
Caratteristiche speciali
Il chip H2 porta con sé una cancellazione del rumore che risulta tra le più efficaci sul mercato, capace di azzerare quasi del tutto il rumore di cabina in aereo e il traffico cittadino. Apple dichiara un miglioramento fino a 1,5 volte rispetto alla prima generazione: la misura più rigorosa disponibile lo ridimensiona, registrando un’attenuazione praticamente in linea con quella del modello precedente e un progresso concentrato soprattutto sulle frequenze medie, dove si annidano i rumori più fastidiosi della quotidianità (voci, ventole, condizionatori). Il risultato assoluto resta comunque tra i migliori della categoria, quale che sia l’entità esatta del salto generazionale.
Debutta sulla linea Max anche la modalità Adattiva, già nota sugli AirPods Pro: regola in automatico il livello di cancellazione in base al rumore ambientale, con uno slider per calibrarne l’aggressività. È un compromesso efficace tra Trasparenza e cancellazione del rumore piena, anche se in ambienti con rumori improvvisi conviene spesso tenerla al minimo e affidarsi invece al rilevamento conversazione per gestire le interruzioni. Quest’ultima funzione abbassa da sola la musica e amplifica le voci davanti a sé quando si inizia a parlare: utile in ufficio o durante una chiamata improvvisata, meno quando si canta sopra la musica, perché il sistema non distingue tra le due cose e si attiva comunque. La modalità Trasparenza resta uno dei punti di forza più netti: naturale, priva dell’effetto metallico tipico di molte cuffie concorrenti, tra le migliori disponibili su un paio di cuffie Bluetooth.
La traduzione in tempo reale debutta sulla linea Max (richiede iPhone 15 Pro o successivo, iOS 26 e Apple Intelligence attivi) e si attiva con una pressione prolungata sul pulsante delle modalità d’ascolto, più comoda del doppio pizzico richiesto dagli auricolari in-ear della marca. Il risultato varia parecchio a seconda del contesto: in un ambiente silenzioso e con una lingua ben supportata la traduzione scorre con pochissimo ritardo, mentre in ambienti rumorosi o con lingue meno comuni il ritardo può superare i 3-4 secondi, al punto da generare pause imbarazzanti in una conversazione reale. Completano la dotazione le interazioni gestuali con Siri (annuire per accettare una chiamata, scuotere la testa per rifiutarla), il telecomando fotocamera azionato dalla Digital Crown e la condivisione audio con altre cuffie Apple e Beats.
Sul fronte della connettività il Bluetooth 5.3 sostituisce il 5.0 della prima generazione, con portata e stabilità percepite come migliori. Manca ancora un vero multipoint tra dispositivi che non condividono lo stesso ID Apple: il passaggio automatico tra dispositivi funziona bene solo dentro l’ecosistema della marca, mentre tra un Mac e un iPhone non collegati allo stesso account serve ancora una disconnessione manuale. Novità più concrete sono l’audio lossless a 24 bit/48 kHz e la bassa latenza via cavo USB-C, disponibili di serie dal lancio invece che tramite aggiornamento firmware come sulla generazione precedente, utile anche per il mixing in Spatial Audio su Logic Pro. Restano assenti l’equalizzatore manuale e qualunque codec ad alta risoluzione: solo AAC e SBC, mentre alcuni rivali diretti offrono LDAC o un dongle dedicato per l’ascolto ad alta risoluzione. Su Android la dotazione si riduce alla sola riproduzione musicale di base, senza personalizzazioni né aggiornamenti firmware.

L’audio spaziale con testa dinamica, invariato nel funzionamento rispetto alla generazione precedente, beneficia comunque del nuovo amplificatore: risulta più accurato nel posizionare gli eventi sonori fuori campo nei contenuti Dolby Atmos, ad esempio durante la visione di un film via Apple TV, dove i suoni provenienti da dietro vengono percepiti davvero come tali. Le chiamate restano un punto solido ma non perfetto: la voce arriva quasi sempre chiara e ben isolata dal rumore di fondo, anche se in alcune chiamate di lavoro può risultare leggermente tagliata.
Autonomia e batteria
L’autonomia dichiarata resta ferma a 20 ore con la cancellazione del rumore attiva, lo stesso valore della prima generazione: Apple giustifica la scelta con l’efficienza del nuovo chip, chiamato a bilanciare il consumo aggiuntivo delle funzioni software piuttosto che ad allungare i tempi di utilizzo. Le misurazioni indipendenti superano il dichiarato, arrivando fino a 21-22 ore continue, ma il giudizio resta negativo nel confronto con la categoria: rivali diretti superano ampiamente le 30 ore, alcuni arrivano ben oltre le 60. Nell’uso quotidiano, prevalentemente in Bluetooth, una settimana di utilizzo normale richiede un paio di ricariche per non restare mai a corto di batteria. La ricarica rapida resta invariata: 5 minuti in presa restituiscono 1,5 ore di ascolto. Non c’è un pulsante fisico di accensione: fuori dalla custodia, dopo alcuni minuti di inattività, le cuffie entrano in un risparmio energetico parziale che comunque continua a consumare batteria; il risparmio energetico più profondo scatta solo riponendole nella Smart Case.
Cosa è piaciuto
- Cancellazione del rumore ai vertici della categoria. Anche a prescindere dall’entità esatta del progresso sulla generazione precedente, il risultato assoluto resta tra i migliori del mercato, efficace su rumore di cabina aerea e traffico cittadino.
- Scena sonora più ampia. Il progresso più evidente rispetto al modello uscente: più spazio tra gli strumenti, una sensazione di ariosità che il predecessore non aveva.
- Modalità Trasparenza di riferimento. Naturale e priva dell’effetto metallico che affligge molte cuffie concorrenti, resta uno dei punti di forza più solidi della linea.
- Audio lossless via USB-C di serie. Disponibile dal lancio senza dover attendere un aggiornamento firmware, utile anche per il mixing in Spatial Audio su Logic Pro.
- Dotazione di funzioni ampliata. Modalità Adattiva, rilevamento conversazione, traduzione in tempo reale e interazioni gestuali con Siri portano la linea Max al passo con gli AirPods Pro.
Cosa non è piaciuto
- Autonomia ferma a 20 ore. Invariata rispetto al 2020, resta indietro rispetto a rivali diretti che superano abbondantemente le 30 ore.
- Peso elevato e tenuta incerta. 386 grammi restano quasi il doppio dei principali concorrenti, con una forza di serraggio che su teste piccole può risultare eccessiva.
- Nessuna piega, custodia debole. Solo padiglioni rotanti, non ripiegabili, in una custodia che protegge poco durante il trasporto.
- Niente equalizzatore né LDAC. Solo AAC e SBC, senza modo di correggere manualmente il suono.
Confronto con le alternative
Nella fascia delle cuffie over-ear con cancellazione del rumore la concorrenza si è rinnovata parecchio nei sei anni trascorsi dal debutto della prima generazione. Ecco a chi guardare se il pacchetto Apple non convince fino in fondo.
Le Sony WH-1000XM6 pesano circa 250 grammi (quasi la metà) e offrono codec LDAC, equalizzatore in app e un’autonomia molto più lunga: la scelta più naturale per chi non è vincolato all’ecosistema Apple e vuole più libertà di personalizzazione.
Le Bose QuietComfort Ultra 2 costano meno, pesano meno e durano di più in autonomia: restano un’alternativa solida per chi cerca un pacchetto complessivo equilibrato senza vincolarsi all’ecosistema Apple.
Le Bowers & Wilkins Px8 S2 restano indicate per chi cerca un ascolto più analitico e critico piuttosto che immersivo: nel confronto diretto premiano il dettaglio puro rispetto all’effetto più cinematografico delle Max 2.
Perché comprarle (e perché no)
Le AirPods Max 2 hanno senso soprattutto per chi vive già nell’ecosistema Apple e cerca la cancellazione del rumore più efficace disponibile su iPhone, senza rinunciare a un design riconoscibile e a un audio spaziale ben integrato con i contenuti Dolby Atmos. Sono indicate per l’uso in casa, in ufficio o in viaggi occasionali, dove le funzioni esclusive del chip H2, dalla traduzione in tempo reale al rilevamento conversazione, fanno davvero comodo; meno per chi cerca un paio di cuffie leggero da portare ogni giorno in valigia.
Hanno meno senso per chi possiede già la prima generazione USB-C: il salto sonoro e funzionale non sembra sufficiente a giustificare una spesa aggiuntiva per chi ha già un modello funzionante. Lo stesso vale per chi cerca un’autonomia adatta ai voli intercontinentali, un equalizzatore personalizzabile o un codec ad alta risoluzione via Bluetooth, per chi ha una testa piccola e rischia una tenuta poco stabile, o per chi usa prevalentemente Android, dove la dotazione di funzioni si riduce drasticamente. Per questi profili, Sony WH-1000XM6 o Sennheiser HDB 630 restano alternative più equilibrate.
Verdetto finale
Le AirPods Max 2 confermano l’unica vera specializzazione over-ear di Apple con un aggiornamento reale ma misurato: cancellazione del rumore tra le migliori della categoria, scena sonora più ampia, funzioni ereditate dagli AirPods Pro che rendono l’esperienza più completa. Il prezzo di listino invariato, 579 euro, può sembrare giustificato da questo salto sonoro e funzionale rispetto al 2020; diventa però più difficile da accettare se si guarda a quanto la concorrenza è cresciuta nello stesso periodo, restando per di più esteticamente indistinguibile da un modello di sei anni prima. I due limiti strutturali ereditati dalla prima generazione, peso e autonomia, non sono stati toccati, e restano evidenti al confronto con rivali che costano meno, pesano la metà e durano il doppio o più.
Per chi è già nell’ecosistema Apple e non ha la prima generazione, resta la scelta più naturale in questa fascia; per chi la possiede già, l’aggiornamento non è urgente. Chi vuole valutarla di persona può controllare la disponibilità su Amazon prima di decidere.
Voto: 4/5
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